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Credito d’imposta R&S: una sentenza che cambia (molto), ma non tu

Con la decisione n. 5627/2026 il Consiglio di Stato ha stabilito che, per i periodi d’imposta fino al 2019, il perimetro del credito ricerca e sviluppo è definito esclusivamente dall’articolo 3 del Dl 145/2013, senza alcun richiamo al Manuale di Frascati.

Ne deriva l’illegittimità dell’utilizzo retroattivo dei criteri Ocse più restrittivi, che negli ultimi anni erano stati usati come parametro “vincolante” in sede di controlli e certificazioni per riqualificare molti progetti come non agevolabili.

I giudici richiamano invece l’impostazione originaria, più ampia, legata al Manuale di Oslo e orientata a includere anche la mera innovazione di prodotto e processo a livello d’impresa, non solo la novità “assoluta” sul mercato. Questo passaggio ha un impatto diretto sulle certificazioni e sui contenziosi R&S relativi al quinquennio 2015‑2019: le verifiche dovranno essere riallineate alle regole vigenti all’epoca, disapplicando i criteri interpretativi sopravvenuti.

L’altro lato della medaglia è che la vicenda mette in luce quanto l’uso aggressivo di interpretazioni retroattive abbia generato, oltre al recupero di gettito, un clima di forte incertezza per le imprese che hanno investito in innovazione sulla base di pareri tecnici, perizie e prassi non ancora allineate al nuovo quadro. La sfida ora è trasformare questo chiarimento giurisprudenziale in una stagione di regole più stabili e prevedibili, capace di sostenere davvero la programmazione degli investimenti in ricerca e sviluppo.